Dare, prendere, sensibilità

Il musicista deve innanzitutto dare, non prendere.

Per dare, è necessario mettere gli altri in primo piano; prendere significa mettere sè stessi al centro. Purtroppo questa è una tentazione molto forte, con molti alibi.

Perché il musicista è più sensibile della media, ma spesso non sa gestire questa peculiarità.

Perché nel dare si incontrano sempre i furbi, gli approffittatori. Se lasciamo spazio alla paura però, e cediamo alla tentazione di giocare in difesa, inizieremo a chiedere e daremo solo a seguito di una garanzia offerta.

Non è la missione del musicista, non è la missione di chi guida, di chi vuole dare forma alle proprie emozioni, paure, ai propri spettri e proporsi voce di chi è intorno a noi, per valorizzare la vita.

Dare implica commettere errori, avere un rapporto sempre in conflitto con la fiducia.

Ma non si può chiedere l’applauso prima di aver suonato… e a volte l’applauso arriva quando non potremo più sentirlo, soprattutto se ciò che trasmettiamo è profondo e si insinua nell’anima lentamente.

Viviamo attraverso il valore materiale delle cose, ma l’arte non può avere questa unità di misura.

E spesso si misura su questo la differenza tra chi sceglie di dare e chi cede nel mettere in primo piano il prendere.

Che nel tempo, inaridendosi, si trasforma in pretendere.

Chi sceglie di dare è un musicista, chi sceglie di prendere è un esecutore: e l’intelligenza artificiale ci sta già dimostrando che siamo replicabili sull’esecuzione.

Ma l’origine è unica, e soprattutto umana, nell’imperfezione che ci contraddistingue.

Questo è un semplice pensiero: non mi pongo giudice, nè desidero esprimere sentenze, come quelle leggo tutti i giorni in questo spazio e oltre. Cerco di dare, ma ogni giorno mi scontro anch’io con la falsa protezione che spesso suggerisce il prendere.

Sono imperfetto e commetto molti errori.

Spero di migliorare e ringrazio chi, anche nei piccoli gesti, mi aiuta a non perdere la strada, a fare musica, anche senza le note.